






















Finalmente, Champions! Questa settimana è tornata la più bella rassegna di calcio europeo, quasi quattro mesi dopo il trionfo del Manchester United di Cristiano Ronaldo. Ricordate Platini, quando ripeteva continuamente di allargare la manifestazione anche a nazioni calcisticamente meno prestigiose, in modo che venisse rappresentato in pieno lo spirito continentale. Mai come quest’anno, infatti, si sono schierate ai nastri di partenza squadre mai sentite prima, all’esordio in Champions, scarsissime e vincitrici dei campionati più disparati. BATE Borisov, Cluj, Aalborg, Anorthosis Famagosta… nell’ordine, Bielorussia, Romania, Danimarca e Cipro. E dire che, nella prima giornata, queste quattro squadre hanno racimolato ben 5 punti, considerando che l’unica squadra a rimanere a secco è stata l’ex team di Vitaliy Kutuzov (“scoperto” dopo un BATE-Milan) e Aliaksandr Hleb, impegnato al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. Di altissimo valore invece i risultati dei campioni di Romania e di Cipro.
Per una squadra come quella cipriota, semi-dilettantistica, qualsiasi sorteggio sarebbe stato negativo, visto che in ultima fascia e con una rosa del genere, le speranze di fare almeno un punto erano ridotte ai minimi storici. Con l’Inter proiettata verso la vittoria a man bassa del girone, l’Anorthosis puntava le proprie mire su Werder Brema e Panathinaikos, certo squadre non proprio imbattibili, con le quali avrebbe profuso il massimo sforzo pur di tornare nella piccola isola con un risultato positivo. E così, tra lo stupore generale e le bestemmie degli scommettitori, la piccola Famagosta impatta 0-
L’Aalborg Boldspilklub non è paragonabile alle altre tre per prestigio, calciatori sfornati e valore della rosa. Il pareggio col Celtic non è effettivamente una grossa sorpresa, considerando che nemmeno la squadra scozzese può essere annoverata tra i migliori club della manifestazione, ma di buon gusto ricordiamo la punta di diamante dei campioni danesi: Siyabonga Nomvethe, di cui per altro già parliamo in Oh Che Pipponi, che ha giocato ad Udine, Salerno ed Empoli.
È stata un po’ la notizia della settimana calcistica, in una partita che sulla carta aveva ben poco da dire. Certo,




Maurizio Zamparini, Tullio de Melo, Sokratis Papastathopoulos e Dyego Rocha Coelho.
Il 1° settembre è terminato ufficialmente il calciomercato estivo della stagione 2008/2009. Una sessione che sembrava dover stravolgere gran parte dei migliori team europei, con la cessione di alcuni tra i più forti giocatori. Top player come Lampard, Eto’o, Drogba e Adebayor, alla fine non si sono mossi dalle rispettive squadre d’appartenenza, lasciando l’amaro in bocca agli appassionati di fantacalcio, che pensavano di poter vantare nella propria rosa virtuale calciatori tanto forti. Per ogni fantallenatore che si rispetti, c’è la necessità di un giusto mix tra campioni affermati e promesse sconosciute nella propria squadra. Pescare tra i tanti sudamericani approdati nel nostro campionato in questi mesi estivi e vederli rendere al massimo dopo averli pagati un niente, è una soddisfazione mica da poco. Difficile però prevedere se questi effettivamente siano degli allievi affidabili, molto più probabile che il loro acquisto sia frutto di un’insolazione contratta dai nostri direttori sportivi, alla ricerca del colpo ad effetto da pagare poco, preferibilmente un paio di angurie.
È il caso del Bologna, che dopo diversi anni di B, cerca una pronta risalita affidandosi a semi-sconosciuti ed esotici giocatori. Come Britos, difensore uruguayano che dice di rifarsi al connazionale Montero… l’incolumità degli attaccanti che lo incontreranno è dunque a rischio… oppure Coelho, ala brasiliana, che nel suo campionato prese a calci tale “Foquinha” (acquistato dal Chievo!), poiché questi è uno che prende palla e inizia a palleggiare con la testa per tutto il campo, facendo appunto la foca, scatenando le ire di poco educati avversari. Oppure lo stesso Chievo, che invece di puntare su promettenti giovani italiani, acquista il 32enne difensore colombiano Mario Yepes, una vita tra narcotraffico e papere e Santiago Morero, bocciato qualche giorno prima dall’Udinese. Niente da dire sullo sfarzoso mercato del presidente genoano Preziosi, che acquista calciatori come fossero suoi giocattoli: certo, ci sono giovani di qualità, il ritorno del Principe Milito, buoni rimpiazzi alle cessioni celebri (Borriello e Konko). Ma anche l’innominabile Papastathopoulos e il figliol prodigo Ruben Olivera, ex-juventino e da sempre graditissimo ai bidon-cultori italiani. Si passa poi ai campioni d’Italia, che oltre al colpo-Ricardo Quaresma, riportano in Italia uno dei maggiori talenti mondiali, ma ancora un concentrato di scostumatezza e irruenza, in arte Sulley Muntari. Oppure
